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Un percorso che, iniziando dai territori, vuole andare lontano.

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A PROPOSITO DI CINA. di Raimondo Orsetti In occasione della visita in Cina del Ministro Tajani, mi sovvengono alcune brevi, ma significative riflessioni. Riguardano il sistema economico delle Marche, che durante la presidenza di Gian Mario Spacca, approvò una legge regionale (n. 30 del 2008)- prima legge in materia di internazionalizzazione in Italia di una regione- anticipatrice di un modello efficace di cooperazione internazionale che diede risultati significativi nei mercati mondiali, ad iniziare proprio dalla Cina. Le Marche, in Cina, hanno goduto di una considerazione straordinaria. Fu lo stesso Governo cinese a consigliare il progetto nella provincia dell’Hunan incaricando la responsabile economica dell’Ambasciata cinese a Roma, la signora Ministro Zhang Junfang, di organizzare insieme al Presidente Spacca la prima missione economica verso quei territori dove furono realizzate molte relazioni economiche, commerciali, istituzionali e di cooperazione tra università e centri tecnologici. Si costruì anche una sede permanente della Regione Marche nella capitale dell'Hunan, Changsha, città di Mao Tze Dong, guidata con competenza e capacità da Cristiano Varotti. Quella dell’Hunan non fu l’unica esperienza di cooperazione economica tra imprese marchigiane e cinesi. Vi sono state inziative importanti anche nelle province dello Shandong (a Jinan e Cindao), nel Liaoling (a Dalien), nello Jiangsu (a Nanchino) e vennero attivate “antenne” commerciali a Pechino, Kumming, Jnan e Shanghai. Non da ultimo vorrei ricordare anche un evento culturale che accompagnò la nostra presenza in Cina. La grande mostra dedicata a Padre Matteo Ricci, (nel 2010 in occasione del quarto centenario), con quattro esposizioni a Pechino, Shanghai, Nanchino e Macao.Quest’ultima inaugurata dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che registrò oltre 1 milione di visitatori e rafforzò i rapporti di amicizia e cooperazione tra l'Italia, le Marche e la Cina. Potrei proseguire ancora nel descrivere le tantissime iniziative che fiorirono attorno a quella visione straordinaria che il presidente Spacca ebbe, di insistere sulla Cina, per assicurare nuovi sbocchi di mercato alle nostre imprese. Tutto è documentato a testimonianza di un fortissimo impegno che vide l’intero sistema regionale muoversi in un’unica direzione… A volte è bene ricordarlo per non dimenticare. (apertura su nuova finestra)
Mozione congressuale. Base popolare fonda le proprie radici nella cultura del popolarismo, ritenendo necessario operare perché questa cultura abbia anche una sua dimensione organizzativa autonoma. Sulla scorta di queste motivazioni, ha aderito al Partito Popolare Europeo, pur consapevole delle contraddizioni esistenti. L'evidenza dei fatti storici ha messo in evidenza come l'organizzazione dell'equilibrio politico bipolare italiano non sia basato sulla realtà sociale, ma sia determinato da meccanismi istituzionali ed elettorali. Da tempo, quasi la metà della società italiana non si riconosce più in alcuna forza politica, e un'altra parte consistente orienta il proprio consenso in maniera volatile ed episodica. Le tecniche per la sollecitazione del voto utile sembra abbiano prodotto per molti, come esito, solo la consapevolezza della inutilità del voto. Lo scollamento tra cittadini, istituzioni è palese. Non è un problema soltanto italiano, ma questa circostanza non riduce la rilevanza del problema. Populismi e demagogie sono stati utilizzati per catturare emotività, ma la loro prevedibile inconcludenza ha progressivamente inmalinconito ogni speranza di cambiamento, trasformando l'iniziale rabbia sociale in apatica rassegnazione. Questa china non conduce alla sconfitta di un polo a vantaggio di un altro; questa china conduce all'erosione e al declino della democrazia. Non si tratta perciò di dichiarare a quale forma di decadenza si intende aderire, ma di provare a intraprendere un percorso di rinnovamento della democrazia a partire dal principale strumento di partecipazione del popolo: il partito politico. Non è uno scenario semplice quello attuale, aggravato dai profondi sconvolgimenti internazionali. Ne esistono soluzioni facili, ma occorre operare come costruttori in questo tempo di macerie. La prima costruzione nella quale ci sentiamo impegnati è quella di una casa politica autonoma della cultura del popolarismo. Se ogni cittadino che ritiene di essere popolare ha la piena libertà di scelta circa la forza politica nella quale impegnarsi, parimenti una cultura politica che sia tale ha il dovere di essere organizzata in termini autonomi ed originali per essere in grado di esprimere al meglio l'originalità del proprio pensiero. Non pensiamo affatto di essere i soli a condividere questa preoccupazione e a coltivare questa intenzione. Esistono altre significative esperienze associative e civiche: Base Popolare è pronta a promuovere e parimenti disposta a essere coinvolta in un auspicato processo di aggregazione di movimenti popolari. Certo, le identità culturali non sono un recinto, ma una premessa di chiarezza nei rapporti. In questa prospettiva va affermata la piena disponibilità a aprire dialoghi e collaborazioni con quelle iniziative anche di altre matrici culturali affine, che condividono le medesime riserve sull'attuale informazione degli schieramenti. È attraverso la promozione di una forza politica centrale autonoma e l'alleanza tra forze politiche convergenti che si vuole provare a essere costruttori di un sistema politico fondato sulla qualità e la competenza delle classi dirigenti, in piena partecipazione dei cittadini alle scelte e il rinnovamento dei valori costituzionali, intesi non più come occasione di scontro nelle piazze, ma come momento di condivisione delle responsabilità all'interno delle istituzioni. Sullo sfondo di questo quadro vi è la necessità di ripensamento dell'Europa. Se per molti anni abbiamo concepito l'Europa come una possibile casa comune per la regolamentazione di alcuni aspetti della vita delle nazioni del continente, adesso essa è divenuta una necessità impellente. Ma le istituzioni non sono il risultato di una elaborazione teorica, quanto la conseguenza del processo per il quale una comunità si organizza nella storia secondo il suo ideale di giustizia, come diceva Aldo Moro. Occorre recuperare questo ideale di giustizia, oggi disperso tra le formule della tecnocrazia e le urla dei populismi. Per questo occorrono culture politiche in grado di elaborare nel concreto risposte immediate alle istanze di libertà, senza tradire le attese di giustizia. Per questo occorrono partiti in grado di esprimere rappresentatività non come somma materia di voti sempre più scarsi, ma come condivisione di speranze e di destini. Base Popolare intende perciò essere protagonista tra i protagonisti di questi tentativi di ricostruzione, promuovendo e rendendosi disponibili allo stesso tempo agli opportuni processi. Su queste basi, i sottoscrittori della presente mozione presentano le liste allegate per l'elezione degli organismi staturati per una rapida costituzione e organizzazione degli organi statutari e funzionali al perseguimento degli obiettivi politici indicati. (apertura su nuova finestra)
Congresso Nazionale sabato 11 aprile 2026 a Roma

Iniziative

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