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Un percorso che, iniziando dai territori, vuole andare lontano.

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SIAMO DENTRO UNA BOLLA VUOTA, DOVE LA RAPPRESENTAZIONE VINCE SULLA RAPPRESENTANZA. «Quando si manifesta c’è un’emozione, ma poi? C’è un progetto? C’è un interesse, una voglia, un gruppo sociale, qualcuno che vuole qualcosa? No. C’è soltanto una rappresentazione di sé, una rappresentazione delle proprie emozioni, per certi versi più spettacolare che incisiva»....... La dimensione mediana, da ceto medio in Italia, è stata sacrificata non dalla distanza tra destra e sinistra, ma dalla distanza tra l’alto e il basso. Chi sta in alto ha sempre più potere, verticalizza il potere, e gli altri devono obbedire. In mezzo non c’è nessuno che media, perché non c’è possibilità di mediare. O ci stai o non ci stai. Vale per i dazi, vale per Putin che dice: se non ci stai, io ho la bomba atomica. Questa mancanza di medietà, di cultura dell’intermedio, è il vero problema. La distanza tra conservatori e progressisti, tra destra e sinistra, conta poco, non sta lì il problema. La verticalizzazione del potere ha imposto una tale differenza tra l’alto e il basso che, per usare una immagine, non c’è più una piramide, c’è un io e i sottoposti, e quindi non c’è nessuna progressione, nessuna mediazione, nessun corpo intermedio, nessun meccanismo intermedio, e questa cosa crea e creerà problemi. Perché chi sta al vertice fa il bullo, è potente, ha la bomba atomica, fa quello che vuole, e quindi alla fine o vince lui e tutti gli altri si arrangiano, oppure dal basso arriveranno moti di rivolta, perché non ce la fai a stare sempre sotto". Da VITA del 9 dicembre 2025. Intervista a Giuseppe De Rita. (apertura su nuova finestra)
*La Democrazia stressata* . Per ottant'anni la democrazia italiana è stata un esercizio di fragilità, un teatro dove i governi nascevano e morivano nello spazio di una stagione. Oggi, l'esecutivo guidato da Giorgia Meloni dichiara di aver trovato una cura. Si chiama Stabilicum: il progetto di legge Malan che, tuttavia, promette di essere un’operazione di astuzia costituzionale. La proposta rappresenta l’armatura del cosiddetto Premierato. Il meccanismo è un congegno d'ingegneria politica volto alla polarizzazione: se una coalizione raggiunge il 40% dei consensi, riceve un premio di maggioranza del 17,5% dei seggi; in alternativa, si ricorre a un ballottaggio nazionale tra i primi due schieramenti (se sopra la soglia del 35%). È la dottrina del _winner-takes-all_ applicata - a forza - in un Paese che, storicamente, è sopravvissuto grazie all’arte della mediazione. Mentre la Germania si affida alle coalizioni e la Francia al suo semipresidenzialismo, l’Italia insegue un’anomalia che distanzia persino il modello spagnolo. In Spagna, la stabilità è il frutto di un sistema proporzionale su base provinciale che favorisce i grandi partiti senza ricorrere a premi artificiali. Roma, invece, sceglie la via della forzatura aritmetica e dei listini bloccati: la scheda elettorale diventa un contratto precompilato dove il cittadino non sceglie il rappresentante, ma ratifica una scelta delle segreterie dei partiti. Questo scenario evoca un fatale _déjà-vu_ . La tentazione di piegare le regole del gioco per garantire la sopravvivenza di chi governa non è un'invenzione odierna, ma un vizio di forma che attraversa la storia recente: - Il Porcellum (2005): Introdotto dal centro-destra (Legge Calderoli), impose premi di maggioranza sproporzionati e liste bloccate. Fu dichiarato incostituzionale nel 2014 (sentenza n. 1) proprio perché annullava la libertà di scelta dell'elettore. - L'Italicum (2015): Figlio della stagione renziana del centro-sinistra, prevedeva un ballottaggio nazionale per assegnare un premio massiccio. Anche in questo caso, la Corte Costituzionale intervenne nel 2017 (sentenza n. 35), bocciando il meccanismo del ballottaggio. È quindi indubbio che la tendenza ad alterare le leggi elettorali, spingendosi spesso oltre i confini del perimetro costituzionale, sia un esercizio praticato nel tempo da tutto l'arco costituzionale. Da destra a sinistra, i partiti hanno regolarmente tentato di trasformare la legge elettorale in un'arma impropria per sopperire alla propria fragilità politica o per escludere l'avversario. Questa "bulimia normativa" rischia di produrre un Parlamento popolato in gran parte da esecutori di apparato, declassando il Presidente della Repubblica a un notaio di lusso, sacrificato sull'altare del Premierato. In un’Italia dove l’astensionismo ha toccato la cifra record del 64%, lo Stabilicum appare come un rischio eccessivo. Il futuro referendum non sarà solo un voto sulla struttura dello Stato, ma un giudizio sulla legittimità stessa di un sistema che preferisce la forza del premio alla qualità del consenso. La speranza è che il Parlamento, in uno scatto di reni, possa ancora migliorare la legge. L’obiettivo deve essere restituire alla politica la qualità della rappresentanza e ai cittadini la possibilità di scegliere posizioni non polarizzate, evitando un nuovo naufragio davanti alla Corte Costituzionale. L’Italia è a un bivio: blindare la durata dei governi al costo della rappresentatività partitica, o salvare la sostanza della sua democrazia; e anche la faccia. Eppure, la legge elettorale dovrebbe essere pensata per quando si è minoranza nel Paese. (apertura su nuova finestra)

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