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Un percorso che, iniziando dai territori, vuole andare lontano.

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Mozione congressuale(sintesi) I tempi che viviamo suggeriscono di sperimentare una nuova forma-partito, che potremmo chiamare ibrida e bilanciata. Ci troviamo di fronte all'acuirsi di situazioni forse sempre esistite, ma che oggi assumono una condizione generale che, in molti casi, rischia di pregiudicare la possibilità per i cittadini di partecipare alla vita politica del nostro Paese. In particolare si fa riferimento alle seguenti condizioni: - alla scarsità di risorse economiche di persone, famiglie ed imprese; - alla modifica delle abitudini delle persone che dedicano sempre meno tempo ad occasioni di incontro e confronto comunitario; - all'esigenza crescente delle persone, soprattutto delle nuove generazioni, di essere e sentirsi protagoniste dei processi decisionali a fronte dei problemi della vita di ogni giorno, che affrontano insieme al desiderio di accedere alle maggiori informazioni possibili riguardo alle organizzazioni di cui decidono di far parte. La strada maestra dell'agire politico rimane certamente il partito, con la sua capacità di aggregazione, di formazione e selezione della classe dirigente, ma bisognerà fare anche i conti con la condizione descritta per non rinunciare a una vita pienamente democratica. L'organizzazione dovrebbe essere quindi ibrida, ovvero recuperare il meglio della tradizione dei partiti storici della nostra Repubblica, come ad esempio i momenti congressuali, ma sfruttare al massimo altre forme come le nuove tecnologie per creare nessi tra i problemi e le migliori pratiche, tra centro e periferie, tra organizzazioni diverse, tra questioni tecniche ed esperti ( un esempio potrebbe essere il metodo di broadcast tematici online). La tecnologia potrebbe quindi contribuire fortemente a arricchire il confronto democratico. L'organizzazione dovrebbe anche essere bilanciata, ovvero recuperare necessariamente luoghi stabili di incontro, per scongiurare dinamiche di automatismo anonimo e per rafforzare le comunità e ottimizzare i criteri di selezione della classe dirigente valorizzando le diverse e variegate attitudini di ognuno. (apertura su nuova finestra)
Mozione congressuale. Base popolare fonda le proprie radici nella cultura del popolarismo, ritenendo necessario operare perché questa cultura abbia anche una sua dimensione organizzativa autonoma. Sulla scorta di queste motivazioni, ha aderito al Partito Popolare Europeo, pur consapevole delle contraddizioni esistenti. L'evidenza dei fatti storici ha messo in evidenza come l'organizzazione dell'equilibrio politico bipolare italiano non sia basato sulla realtà sociale, ma sia determinato da meccanismi istituzionali ed elettorali. Da tempo, quasi la metà della società italiana non si riconosce più in alcuna forza politica, e un'altra parte consistente orienta il proprio consenso in maniera volatile ed episodica. Le tecniche per la sollecitazione del voto utile sembra abbiano prodotto per molti, come esito, solo la consapevolezza della inutilità del voto. Lo scollamento tra cittadini, istituzioni è palese. Non è un problema soltanto italiano, ma questa circostanza non riduce la rilevanza del problema. Populismi e demagogie sono stati utilizzati per catturare emotività, ma la loro prevedibile inconcludenza ha progressivamente inmalinconito ogni speranza di cambiamento, trasformando l'iniziale rabbia sociale in apatica rassegnazione. Questa china non conduce alla sconfitta di un polo a vantaggio di un altro; questa china conduce all'erosione e al declino della democrazia. Non si tratta perciò di dichiarare a quale forma di decadenza si intende aderire, ma di provare a intraprendere un percorso di rinnovamento della democrazia a partire dal principale strumento di partecipazione del popolo: il partito politico. Non è uno scenario semplice quello attuale, aggravato dai profondi sconvolgimenti internazionali. Ne esistono soluzioni facili, ma occorre operare come costruttori in questo tempo di macerie. La prima costruzione nella quale ci sentiamo impegnati è quella di una casa politica autonoma della cultura del popolarismo. Se ogni cittadino che ritiene di essere popolare ha la piena libertà di scelta circa la forza politica nella quale impegnarsi, parimenti una cultura politica che sia tale ha il dovere di essere organizzata in termini autonomi ed originali per essere in grado di esprimere al meglio l'originalità del proprio pensiero. Non pensiamo affatto di essere i soli a condividere questa preoccupazione e a coltivare questa intenzione. Esistono altre significative esperienze associative e civiche: Base Popolare è pronta a promuovere e parimenti disposta a essere coinvolta in un auspicato processo di aggregazione di movimenti popolari. Certo, le identità culturali non sono un recinto, ma una premessa di chiarezza nei rapporti. In questa prospettiva va affermata la piena disponibilità a aprire dialoghi e collaborazioni con quelle iniziative anche di altre matrici culturali affine, che condividono le medesime riserve sull'attuale informazione degli schieramenti. È attraverso la promozione di una forza politica centrale autonoma e l'alleanza tra forze politiche convergenti che si vuole provare a essere costruttori di un sistema politico fondato sulla qualità e la competenza delle classi dirigenti, in piena partecipazione dei cittadini alle scelte e il rinnovamento dei valori costituzionali, intesi non più come occasione di scontro nelle piazze, ma come momento di condivisione delle responsabilità all'interno delle istituzioni. Sullo sfondo di questo quadro vi è la necessità di ripensamento dell'Europa. Se per molti anni abbiamo concepito l'Europa come una possibile casa comune per la regolamentazione di alcuni aspetti della vita delle nazioni del continente, adesso essa è divenuta una necessità impellente. Ma le istituzioni non sono il risultato di una elaborazione teorica, quanto la conseguenza del processo per il quale una comunità si organizza nella storia secondo il suo ideale di giustizia, come diceva Aldo Moro. Occorre recuperare questo ideale di giustizia, oggi disperso tra le formule della tecnocrazia e le urla dei populismi. Per questo occorrono culture politiche in grado di elaborare nel concreto risposte immediate alle istanze di libertà, senza tradire le attese di giustizia. Per questo occorrono partiti in grado di esprimere rappresentatività non come somma materia di voti sempre più scarsi, ma come condivisione di speranze e di destini. Base Popolare intende perciò essere protagonista tra i protagonisti di questi tentativi di ricostruzione, promuovendo e rendendosi disponibili allo stesso tempo agli opportuni processi. Su queste basi, i sottoscrittori della presente mozione presentano le liste allegate per l'elezione degli organismi staturati per una rapida costituzione e organizzazione degli organi statutari e funzionali al perseguimento degli obiettivi politici indicati. (apertura su nuova finestra)
Mozione Congressuale “Sovranità europea, responsabilità nazionale” Siamo un partito di territorio, ma il nostro orizzonte è europeo. Siamo eredi di una grande storia costruita da donne e uomini come Alcide De Gasperi, Robert Schuman e Konrad Adenauer, che, davanti alle macerie della guerra, scelsero di costruire un futuro condiviso, garanzia di pace e prosperità. Una pace durata quasi ottant'anni, un periodo senza precedenti nella storia del nostro continente. Abbiamo pensato che fosse per sempre. Oggi la guerra è tornata in Europa, perché l'Ucraina è Europa. E anche quando i conflitti si sviluppano altrove, i loro effetti si riverberano nelle nostre case, nelle nostre imprese e nel futuro dei nostri figli. Le tensioni sulle principali rotte energetiche e commerciali globali dimostrano quanto le nostre economie siano esposte e vulnerabili, con conseguenze dirette sulla prosperità e sullo stile di vita che in Europa abbiamo costruito in decenni di integrazione. È quindi necessario affermare, senza alcuna ambiguità, che non esiste futuro per i cittadini europei senza un'Europa unita e finalmente sovrana. Occorre rafforzare l'Unione nella difesa, perché la sicurezza non può più essere delegata; rafforzarla nell'economia, perché i singoli Stati non riescono più a competere con le grandi potenze globali; rafforzarla nell'industria, per garantire innovazione, occupazione, resilienza e dunque prosperità. L'Europa è il continente più ricco del mondo, eppure questa condizione non basta più per contare nel nuovo ordine mondiale. Un'Unione frammentata in sovranismi nazionali perde competitività, capacità di innovazione e peso negoziale. Un'Europa che unisce le forze, invece, produce eccellenza: lo dimostra Airbus, progetto impossibile per qualsiasi singolo Stato europeo e straordinario nella sua dimensione continentale. Dobbiamo avere il coraggio di costruire altri campioni europei, superando la logica miope delle rivalità nazionali, preservando al contempo il nostro modello basato sull’economia sociale di mercato e sulla convivenza tra piccole e grandi imprese, che resta la chiave per proteggere i più deboli garantendo al tempo stesso il progresso economico. Un'Europa forte, però, dà fastidio a chi vuole un continente debole, dipendente e frammentato. Non è un caso che, parallelamente alle spinte per una maggiore sovranità europea, crescano le interferenze nei processi democratici del continente, con l'obiettivo di rafforzare forze nazionaliste e ostili all'integrazione. È una tendenza che abbiamo visto all'opera, tra l’altro, in Romania, in Germania, in Polonia, nei Paesi Baltici, ora in Ungheria. A tutto questo dobbiamo opporci con determinazione. La costruzione di un'Europa più sovrana, autonoma e integrata — capace, in prospettiva, di diventare una vera unione politica — non si realizza solo a Bruxelles. Si realizza nelle scelte politiche, economiche ed elettorali dei governi e dei territori, compreso il nostro Paese. Ogni voto, ogni alleanza, ogni scelta di governo è anche una scelta sul tipo di Europa che vogliamo. Viviamo un tempo che non è ordinario. Gli equilibri globali stanno cambiando rapidamente, e le certezze su cui si è fondata la crescita europea negli ultimi decenni non possono più essere date per scontate. In questo contesto, non basta più parlare solo di diritti: occorre tornare a parlare anche di doveri, verso la comunità e verso le generazioni future innanzitutto. Occorre riconoscere che la crescita non si crea con sussidi indiscriminati, che la povertà non si abolisce per decreto e che non esiste ricchezza da distribuire se prima non si produce. Serve una politica che abbia il coraggio di dirlo, in Italia come in Europa, e la coerenza di agire di conseguenza. La nostra azione deve essere guidata da serietà, responsabilità e concretezza. Ma soprattutto dal coraggio: il coraggio di ammettere che da soli non bastiamo più, il coraggio di riconoscere che il mondo è cambiato, il coraggio di affermare che l'Europa non è il problema, ma l'unica soluzione rimasta. In questo spirito, il Congresso impegna Base Popolare a: 1. Sostenere con convinzione il processo di integrazione europea, lavorando per un'Unione più sovrana, autonoma e politicamente coesa, capace di competere con le grandi potenze globali in materia di difesa, economia e industria; promuovendo la costruzione di campioni europei sul modello di Airbus; contrastando ogni interferenza esterna nei processi democratici del continente e ogni forza politica — interna o esterna all'Europa — che lavori per indebolirne l'unità e la sovranità. 2. Costruire alleanze politiche coerenti con i propri valori in vista delle prossime elezioni politiche nazionali, collaborando esclusivamente con forze politiche e associative che difendano lo Stato di diritto, sostengano l'Ucraina verso una pace giusta e credano nel rafforzamento delle istituzioni europee; che condividano la consapevolezza che questo non è un tempo ordinario e che, di fronte al rapido mutamento degli equilibri globali, occorra tornare a parlare non solo di diritti ma anche di doveri — verso le generazioni future innanzitutto — rifiutando ogni populismo assistenzialista e ogni sovranismo nazionale. (apertura su nuova finestra)
Con la proposta di legge di riforma elettorale presentata dalla maggioranza si mira a reintrodurre un sistema proporzionale corretto da un premio di governabilità. Il fulcro della riforma è un sistema proporzionale che assegna un premio di maggioranza in seggi (70 alla Camera, 35 al Senato) alla lista o coalizione che superi la soglia del 40% dei voti validi. La proposta prevede un meccanismo di ballottaggio nazionale qualora nessuna compagine raggiunga tale soglia, ma solo se le due più votate ottengono ciascuna almeno il 35% dei voti. Questa configurazione è potenzialmente inefficace nel garantire la governabilità, poiché il ballottaggio non si terrà in molti scenari probabili, lasciando la distribuzione dei seggi puramente proporzionale. Non solo, ma la proposta presenta numerosi profili di criticità di legittimità costituzionale. La criticità di maggior rilievo riguarda l'applicazione di un premio di maggioranza e di un eventuale turno di ballottaggio calcolati su base nazionale per l'elezione del Senato. Tale meccanismo appare in potenziale contrasto con l'articolo 57 Cost., che stabilisce in modo inequivocabile che "Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale". Ossia, la competizione e la ripartizione dei seggi senatoriali debbano riflettere la volontà espressa in ogni singola regione. Un premio basato su un risultato aggregato nazionale potrebbe alterare la rappresentatività regionale dell'Assemblea, sollevando dubbi di costituzionalità. La proposta abolisce i collegi uninominali e reintroduce le liste bloccate senza possibilità per l'elettore di esprimere un voto di preferenza. Sebbene la proposta preveda liste "corte" (da due a sei candidati), il documento solleva dubbi sulla compatibilità di tale sistema con l'art. 48 Cost. La totale eliminazione della facoltà di scelta del candidato potrebbe essere vista come una compressione eccessiva del diritto di voto, demandando interamente ai partiti la selezione dei rappresentanti- L'introduzione di una soglia del 40% per l'accesso al premio risponde alle indicazioni della Corte Costituzionale. Tuttavia, la natura fissa del premio (un numero predeterminato di seggi) potrebbe generare una significativa distorsione tra i voti ottenuti e i seggi assegnati, specialmente in caso di vittoria al ballottaggio con una bassa percentuale al primo turno. Ciò potrebbe alterare il principio di rappresentatività, in contrato con il principio di ragionevolezza e proporzionalità. L'obbligo per le coalizioni di indicare il candidato premier, pur con una clausola di salvaguardia delle prerogative del Presidente della Repubblica, potrebbe creare una forte pressione politica sul Capo dello Stato, limitandone la discrezionalità nella nomina prevista dall'art. 92 Cost. In conclusione, la proposta di legge presenta significative criticità costituzionali. Non può che auspicarsi che venga modificata in sede di approvazione parlamentare. (apertura su nuova finestra)
Congresso Nazionale sabato 11 aprile 2026 a Roma

Iniziative

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