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Un percorso che, iniziando dai territori, vuole andare lontano.

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Mozione congressuale. Base popolare fonda le proprie radici nella cultura del popolarismo, ritenendo necessario operare perché questa cultura abbia anche una sua dimensione organizzativa autonoma. Sulla scorta di queste motivazioni, ha aderito al Partito Popolare Europeo, pur consapevole delle contraddizioni esistenti. L'evidenza dei fatti storici ha messo in evidenza come l'organizzazione dell'equilibrio politico bipolare italiano non sia basato sulla realtà sociale, ma sia determinato da meccanismi istituzionali ed elettorali. Da tempo, quasi la metà della società italiana non si riconosce più in alcuna forza politica, e un'altra parte consistente orienta il proprio consenso in maniera volatile ed episodica. Le tecniche per la sollecitazione del voto utile sembra abbiano prodotto per molti, come esito, solo la consapevolezza della inutilità del voto. Lo scollamento tra cittadini, istituzioni è palese. Non è un problema soltanto italiano, ma questa circostanza non riduce la rilevanza del problema. Populismi e demagogie sono stati utilizzati per catturare emotività, ma la loro prevedibile inconcludenza ha progressivamente inmalinconito ogni speranza di cambiamento, trasformando l'iniziale rabbia sociale in apatica rassegnazione. Questa china non conduce alla sconfitta di un polo a vantaggio di un altro; questa china conduce all'erosione e al declino della democrazia. Non si tratta perciò di dichiarare a quale forma di decadenza si intende aderire, ma di provare a intraprendere un percorso di rinnovamento della democrazia a partire dal principale strumento di partecipazione del popolo: il partito politico. Non è uno scenario semplice quello attuale, aggravato dai profondi sconvolgimenti internazionali. Ne esistono soluzioni facili, ma occorre operare come costruttori in questo tempo di macerie. La prima costruzione nella quale ci sentiamo impegnati è quella di una casa politica autonoma della cultura del popolarismo. Se ogni cittadino che ritiene di essere popolare ha la piena libertà di scelta circa la forza politica nella quale impegnarsi, parimenti una cultura politica che sia tale ha il dovere di essere organizzata in termini autonomi ed originali per essere in grado di esprimere al meglio l'originalità del proprio pensiero. Non pensiamo affatto di essere i soli a condividere questa preoccupazione e a coltivare questa intenzione. Esistono altre significative esperienze associative e civiche: Base Popolare è pronta a promuovere e parimenti disposta a essere coinvolta in un auspicato processo di aggregazione di movimenti popolari. Certo, le identità culturali non sono un recinto, ma una premessa di chiarezza nei rapporti. In questa prospettiva va affermata la piena disponibilità a aprire dialoghi e collaborazioni con quelle iniziative anche di altre matrici culturali affine, che condividono le medesime riserve sull'attuale informazione degli schieramenti. È attraverso la promozione di una forza politica centrale autonoma e l'alleanza tra forze politiche convergenti che si vuole provare a essere costruttori di un sistema politico fondato sulla qualità e la competenza delle classi dirigenti, in piena partecipazione dei cittadini alle scelte e il rinnovamento dei valori costituzionali, intesi non più come occasione di scontro nelle piazze, ma come momento di condivisione delle responsabilità all'interno delle istituzioni. Sullo sfondo di questo quadro vi è la necessità di ripensamento dell'Europa. Se per molti anni abbiamo concepito l'Europa come una possibile casa comune per la regolamentazione di alcuni aspetti della vita delle nazioni del continente, adesso essa è divenuta una necessità impellente. Ma le istituzioni non sono il risultato di una elaborazione teorica, quanto la conseguenza del processo per il quale una comunità si organizza nella storia secondo il suo ideale di giustizia, come diceva Aldo Moro. Occorre recuperare questo ideale di giustizia, oggi disperso tra le formule della tecnocrazia e le urla dei populismi. Per questo occorrono culture politiche in grado di elaborare nel concreto risposte immediate alle istanze di libertà, senza tradire le attese di giustizia. Per questo occorrono partiti in grado di esprimere rappresentatività non come somma materia di voti sempre più scarsi, ma come condivisione di speranze e di destini. Base Popolare intende perciò essere protagonista tra i protagonisti di questi tentativi di ricostruzione, promuovendo e rendendosi disponibili allo stesso tempo agli opportuni processi. Su queste basi, i sottoscrittori della presente mozione presentano le liste allegate per l'elezione degli organismi staturati per una rapida costituzione e organizzazione degli organi statutari e funzionali al perseguimento degli obiettivi politici indicati. (apertura su nuova finestra)
Mozione Congressuale (sintesi) Base Popolare é una forza politica di ispirazione cristiano-democratica e popolare, alternativa tanto alle derive sovraniste e populiste quanto a un progressismo ideologico lontano dalla realtà delle famiglie e delle comunità. Promuove un progetto di società fondato sui principi dell'economia sociale di mercato, rifiutando assistenzialismo di Stato e capitalismo senza regole. Garantisce l'accesso universale all'istruzione, alla cultura e alla sanità, la tutela dell'ambiente e una risposta civile ordinata ai fenomeni migratori. Opera per l'aggregazione di esperienze politiche e civili che si riconoscono nei principi dell'umanesimo cristiano e democratico, del pluralismo e della solidarietà. Il Congresso pone il primato dell'etica nella politica e nell'economia al primo posto nell'agenda di Base Popolare, riconoscendo che in un'epoca segnata dalla crisi di fiducia nelle istituzioni, dalla disinformazione sistematica e dall'uso distorto dei social media e dell'intelligenza artificiale generativa, la questione morale è una priorità assoluta e non rinviabile. Il Congresso si impegna a richiedere l'adozione di un codice etico vincolante, con obblighi di trasparenza patrimoniale per gli amministratori, tracciabilità dei rapporti con lobbies e gruppi interesse, inclusi grandi operatori tecnologici e finanziari. Si impegna a promuovere una regolamentazione delle lobby aggiornata alle nuove forme di pressione esercitata attraverso piattaforme digitali e reti informali di influenza. A sostenere un dibattito serio, plurale e scientificamente informato sulle sfide poste dall'intelligenza artificiale in medicina, dalla ricerca sulle cellule staminali, dall'editazione genetica e dalle biotecnologie avanzate nel rispetto del valore unico e irrinunciabile di ogni vita umana. Il Congresso si impegna a ribadire la propria vocazione per la Pace promuovendo dialogo, diplomazia multilaterale, rafforzamento delle istituzioni internazionali e cooperazione allo sviluppo. Sul piano della riforma istituzionale, il Congresso impegna l'associazione a sostenere una riforma delle istituzioni che assicuri stabilità politica, efficienza decisionale e reale rappresentanza dei cittadini, superando le distorsioni dell'attuale sistema elettorale. A rafforzare il ruolo del Parlamento e garantire che le riforme costituzionali, e qualsiasi altra riforma proposta dal governo, nascano da un ampio consenso popolare e istituzionale, con spirito costituente, non con logica di parte. Sul piano dell'autonomia differenziata e della coesione nazionale, il Congresso impegna il movimento a sostenere un'autonomia regionale che non metta a rischio l'unità nazionale e la coesione territoriale con tre priorità irrinunciabili: - garantire i livelli essenziali di prestazioni su tutto il territorio nazionale, in particolare in sanità, scuola e trasporti; - assicurare un coordinamento efficace tra Stato, Regioni ed Enti Locali senza derive centralistiche; - investire con decisione nello sviluppo del Mezzogiorno come condizione di crescita dell'intero Paese. Sul tema lavoro, crescita e giustizia sociale, il Congresso impegna il movimento a sostenere politiche economiche finalizzate alla crescita della professione, della produttività, all'incremento dei salari, al pieno impiego, alla valorizzazione della formazione professionale continua, al contrasto della precarietà strutturale, a ogni forma di marginalità, riconoscendo il lavoro come primo strumento di dignità e inclusione sociale, con una particolare attenzione al diritto dei giovani a restare nel territorio di origine. Il Congresso impegna altresì il movimento a promuovere la partecipazione dei lavoratori alla vita d'impresa, il sostegno alle piccole e medie imprese quali pilastri dell'economia centrata sulla persona. Sul tema famiglia, welfare e politiche demografiche, il Congresso, preso atto della dolorosa crisi demografica che attraversa l'Italia, impegna Base Popolare a sostenere politiche concrete di sostegno alla natalità e alla famiglia (dall'assegno universale per i figli a servizi per la prima infanzia accessibili e di qualità, dalla conciliazione tra lavoro e cura alla valorizzazione del ruolo degli anziani nella società, a promuovere un welfare universale, efficiente e orientato alla persona. Sul tema immigrazione e integrazione, il Congresso impegna il movimento a sostenere una politica migratoria ispirsta dai valori dell'Umanesimo basata sulla legalità, superando sia la logica dell'emergenza permanente, quanto facili soluzioni estenpiranee con le seguenti priorità: gestione ordinata e programmata dei flussi migratori in accordo con l'Unione Europea, contrasto deciso all'immigrazione irregolare e al lavoro sommerso, percorsi chiari di integrazione sociale, linguistica e lavorativa. Europa e Occidente. Il Congresso impegna Base Popolare a sostenere con convinzione il progetto degli Stati Uniti d'Europa, un'unione politica federale dotata di governo comune, Parlamento pienamente sovrano, politica estera e di difesa unitaria e fiscalità condivisa, quale necessità storica urgente. Il Congresso impegna il movimento a promuovere il completamento del mercato unico, dell'unione bancaria e del mercato dei capitali; a realizzare una politica industriale comune, un esercito europeo come pilastro autonomo della difesa e e debito cimune per finanziare i beni pubblici europei. Si impegna collocare l'Italia tra i Paesi promotori della svolta federalista europea, a mantenere saldi i legami atlantici nel quadro della NATO, esercitando nel contempo una politica estera fondata sul diritto internazionale, sul multilateralismo, sulla diplomazia, rifiutando ogni forma di autocrazia. Sul tema ambiente, energia e transizione ecologica, il Congresso impegna il movimento a sostenere una transizione ecologica giusta che non lasci indietro lavoratori, famiglie e territori, investendo con decisione nelle energie rinnovabili, nell'efficienza energetica, nella mobilità sostenibile, nella tutela del suolo e del paesaggio italiano. Sul tema istruzione, ricerca e innovazione, il Congresso impegna il movimento a promuovere investimenti strutturali nella scuola pubblica, nell'università e nella ricerca, la valorizzazione della professione del docente e il contrasto alla dispersione scolastica, a orientare la rivoluzione digitale e l'intelligenza artificiale al bene comune, garantendo che la tecnologia serva alla persona evitando nuove forme di disuguaglianza. (apertura su nuova finestra)
Mozione congressuale(sintesi) I tempi che viviamo suggeriscono di sperimentare una nuova forma-partito, che potremmo chiamare ibrida e bilanciata. Ci troviamo di fronte all'acuirsi di situazioni forse sempre esistite, ma che oggi assumono una condizione generale che, in molti casi, rischia di pregiudicare la possibilità per i cittadini di partecipare alla vita politica del nostro Paese. In particolare si fa riferimento alle seguenti condizioni: - alla scarsità di risorse economiche di persone, famiglie ed imprese; - alla modifica delle abitudini delle persone che dedicano sempre meno tempo ad occasioni di incontro e confronto comunitario; - all'esigenza crescente delle persone, soprattutto delle nuove generazioni, di essere e sentirsi protagoniste dei processi decisionali a fronte dei problemi della vita di ogni giorno, che affrontano insieme al desiderio di accedere alle maggiori informazioni possibili riguardo alle organizzazioni di cui decidono di far parte. La strada maestra dell'agire politico rimane certamente il partito, con la sua capacità di aggregazione, di formazione e selezione della classe dirigente, ma bisognerà fare anche i conti con la condizione descritta per non rinunciare a una vita pienamente democratica. L'organizzazione dovrebbe essere quindi ibrida, ovvero recuperare il meglio della tradizione dei partiti storici della nostra Repubblica, come ad esempio i momenti congressuali, ma sfruttare al massimo altre forme come le nuove tecnologie per creare nessi tra i problemi e le migliori pratiche, tra centro e periferie, tra organizzazioni diverse, tra questioni tecniche ed esperti ( un esempio potrebbe essere il metodo di broadcast tematici online). La tecnologia potrebbe quindi contribuire fortemente a arricchire il confronto democratico. L'organizzazione dovrebbe anche essere bilanciata, ovvero recuperare necessariamente luoghi stabili di incontro, per scongiurare dinamiche di automatismo anonimo e per rafforzare le comunità e ottimizzare i criteri di selezione della classe dirigente valorizzando le diverse e variegate attitudini di ognuno. (apertura su nuova finestra)
Mozione Congressuale “Sovranità europea, responsabilità nazionale” Siamo un partito di territorio, ma il nostro orizzonte è europeo. Siamo eredi di una grande storia costruita da donne e uomini come Alcide De Gasperi, Robert Schuman e Konrad Adenauer, che, davanti alle macerie della guerra, scelsero di costruire un futuro condiviso, garanzia di pace e prosperità. Una pace durata quasi ottant'anni, un periodo senza precedenti nella storia del nostro continente. Abbiamo pensato che fosse per sempre. Oggi la guerra è tornata in Europa, perché l'Ucraina è Europa. E anche quando i conflitti si sviluppano altrove, i loro effetti si riverberano nelle nostre case, nelle nostre imprese e nel futuro dei nostri figli. Le tensioni sulle principali rotte energetiche e commerciali globali dimostrano quanto le nostre economie siano esposte e vulnerabili, con conseguenze dirette sulla prosperità e sullo stile di vita che in Europa abbiamo costruito in decenni di integrazione. È quindi necessario affermare, senza alcuna ambiguità, che non esiste futuro per i cittadini europei senza un'Europa unita e finalmente sovrana. Occorre rafforzare l'Unione nella difesa, perché la sicurezza non può più essere delegata; rafforzarla nell'economia, perché i singoli Stati non riescono più a competere con le grandi potenze globali; rafforzarla nell'industria, per garantire innovazione, occupazione, resilienza e dunque prosperità. L'Europa è il continente più ricco del mondo, eppure questa condizione non basta più per contare nel nuovo ordine mondiale. Un'Unione frammentata in sovranismi nazionali perde competitività, capacità di innovazione e peso negoziale. Un'Europa che unisce le forze, invece, produce eccellenza: lo dimostra Airbus, progetto impossibile per qualsiasi singolo Stato europeo e straordinario nella sua dimensione continentale. Dobbiamo avere il coraggio di costruire altri campioni europei, superando la logica miope delle rivalità nazionali, preservando al contempo il nostro modello basato sull’economia sociale di mercato e sulla convivenza tra piccole e grandi imprese, che resta la chiave per proteggere i più deboli garantendo al tempo stesso il progresso economico. Un'Europa forte, però, dà fastidio a chi vuole un continente debole, dipendente e frammentato. Non è un caso che, parallelamente alle spinte per una maggiore sovranità europea, crescano le interferenze nei processi democratici del continente, con l'obiettivo di rafforzare forze nazionaliste e ostili all'integrazione. È una tendenza che abbiamo visto all'opera, tra l’altro, in Romania, in Germania, in Polonia, nei Paesi Baltici, ora in Ungheria. A tutto questo dobbiamo opporci con determinazione. La costruzione di un'Europa più sovrana, autonoma e integrata — capace, in prospettiva, di diventare una vera unione politica — non si realizza solo a Bruxelles. Si realizza nelle scelte politiche, economiche ed elettorali dei governi e dei territori, compreso il nostro Paese. Ogni voto, ogni alleanza, ogni scelta di governo è anche una scelta sul tipo di Europa che vogliamo. Viviamo un tempo che non è ordinario. Gli equilibri globali stanno cambiando rapidamente, e le certezze su cui si è fondata la crescita europea negli ultimi decenni non possono più essere date per scontate. In questo contesto, non basta più parlare solo di diritti: occorre tornare a parlare anche di doveri, verso la comunità e verso le generazioni future innanzitutto. Occorre riconoscere che la crescita non si crea con sussidi indiscriminati, che la povertà non si abolisce per decreto e che non esiste ricchezza da distribuire se prima non si produce. Serve una politica che abbia il coraggio di dirlo, in Italia come in Europa, e la coerenza di agire di conseguenza. La nostra azione deve essere guidata da serietà, responsabilità e concretezza. Ma soprattutto dal coraggio: il coraggio di ammettere che da soli non bastiamo più, il coraggio di riconoscere che il mondo è cambiato, il coraggio di affermare che l'Europa non è il problema, ma l'unica soluzione rimasta. In questo spirito, il Congresso impegna Base Popolare a: 1. Sostenere con convinzione il processo di integrazione europea, lavorando per un'Unione più sovrana, autonoma e politicamente coesa, capace di competere con le grandi potenze globali in materia di difesa, economia e industria; promuovendo la costruzione di campioni europei sul modello di Airbus; contrastando ogni interferenza esterna nei processi democratici del continente e ogni forza politica — interna o esterna all'Europa — che lavori per indebolirne l'unità e la sovranità. 2. Costruire alleanze politiche coerenti con i propri valori in vista delle prossime elezioni politiche nazionali, collaborando esclusivamente con forze politiche e associative che difendano lo Stato di diritto, sostengano l'Ucraina verso una pace giusta e credano nel rafforzamento delle istituzioni europee; che condividano la consapevolezza che questo non è un tempo ordinario e che, di fronte al rapido mutamento degli equilibri globali, occorra tornare a parlare non solo di diritti ma anche di doveri — verso le generazioni future innanzitutto — rifiutando ogni populismo assistenzialista e ogni sovranismo nazionale. (apertura su nuova finestra)
Congresso Nazionale sabato 11 aprile 2026 a Roma

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