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Un percorso che, iniziando dai territori, vuole andare lontano.

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Mozione Congressuale “Sovranità europea, responsabilità nazionale” Siamo un partito di territorio, ma il nostro orizzonte è europeo. Siamo eredi di una grande storia costruita da donne e uomini come Alcide De Gasperi, Robert Schuman e Konrad Adenauer, che, davanti alle macerie della guerra, scelsero di costruire un futuro condiviso, garanzia di pace e prosperità. Una pace durata quasi ottant'anni, un periodo senza precedenti nella storia del nostro continente. Abbiamo pensato che fosse per sempre. Oggi la guerra è tornata in Europa, perché l'Ucraina è Europa. E anche quando i conflitti si sviluppano altrove, i loro effetti si riverberano nelle nostre case, nelle nostre imprese e nel futuro dei nostri figli. Le tensioni sulle principali rotte energetiche e commerciali globali dimostrano quanto le nostre economie siano esposte e vulnerabili, con conseguenze dirette sulla prosperità e sullo stile di vita che in Europa abbiamo costruito in decenni di integrazione. È quindi necessario affermare, senza alcuna ambiguità, che non esiste futuro per i cittadini europei senza un'Europa unita e finalmente sovrana. Occorre rafforzare l'Unione nella difesa, perché la sicurezza non può più essere delegata; rafforzarla nell'economia, perché i singoli Stati non riescono più a competere con le grandi potenze globali; rafforzarla nell'industria, per garantire innovazione, occupazione, resilienza e dunque prosperità. L'Europa è il continente più ricco del mondo, eppure questa condizione non basta più per contare nel nuovo ordine mondiale. Un'Unione frammentata in sovranismi nazionali perde competitività, capacità di innovazione e peso negoziale. Un'Europa che unisce le forze, invece, produce eccellenza: lo dimostra Airbus, progetto impossibile per qualsiasi singolo Stato europeo e straordinario nella sua dimensione continentale. Dobbiamo avere il coraggio di costruire altri campioni europei, superando la logica miope delle rivalità nazionali, preservando al contempo il nostro modello basato sull’economia sociale di mercato e sulla convivenza tra piccole e grandi imprese, che resta la chiave per proteggere i più deboli garantendo al tempo stesso il progresso economico. Un'Europa forte, però, dà fastidio a chi vuole un continente debole, dipendente e frammentato. Non è un caso che, parallelamente alle spinte per una maggiore sovranità europea, crescano le interferenze nei processi democratici del continente, con l'obiettivo di rafforzare forze nazionaliste e ostili all'integrazione. È una tendenza che abbiamo visto all'opera, tra l’altro, in Romania, in Germania, in Polonia, nei Paesi Baltici, ora in Ungheria. A tutto questo dobbiamo opporci con determinazione. La costruzione di un'Europa più sovrana, autonoma e integrata — capace, in prospettiva, di diventare una vera unione politica — non si realizza solo a Bruxelles. Si realizza nelle scelte politiche, economiche ed elettorali dei governi e dei territori, compreso il nostro Paese. Ogni voto, ogni alleanza, ogni scelta di governo è anche una scelta sul tipo di Europa che vogliamo. Viviamo un tempo che non è ordinario. Gli equilibri globali stanno cambiando rapidamente, e le certezze su cui si è fondata la crescita europea negli ultimi decenni non possono più essere date per scontate. In questo contesto, non basta più parlare solo di diritti: occorre tornare a parlare anche di doveri, verso la comunità e verso le generazioni future innanzitutto. Occorre riconoscere che la crescita non si crea con sussidi indiscriminati, che la povertà non si abolisce per decreto e che non esiste ricchezza da distribuire se prima non si produce. Serve una politica che abbia il coraggio di dirlo, in Italia come in Europa, e la coerenza di agire di conseguenza. La nostra azione deve essere guidata da serietà, responsabilità e concretezza. Ma soprattutto dal coraggio: il coraggio di ammettere che da soli non bastiamo più, il coraggio di riconoscere che il mondo è cambiato, il coraggio di affermare che l'Europa non è il problema, ma l'unica soluzione rimasta. In questo spirito, il Congresso impegna Base Popolare a: 1. Sostenere con convinzione il processo di integrazione europea, lavorando per un'Unione più sovrana, autonoma e politicamente coesa, capace di competere con le grandi potenze globali in materia di difesa, economia e industria; promuovendo la costruzione di campioni europei sul modello di Airbus; contrastando ogni interferenza esterna nei processi democratici del continente e ogni forza politica — interna o esterna all'Europa — che lavori per indebolirne l'unità e la sovranità. 2. Costruire alleanze politiche coerenti con i propri valori in vista delle prossime elezioni politiche nazionali, collaborando esclusivamente con forze politiche e associative che difendano lo Stato di diritto, sostengano l'Ucraina verso una pace giusta e credano nel rafforzamento delle istituzioni europee; che condividano la consapevolezza che questo non è un tempo ordinario e che, di fronte al rapido mutamento degli equilibri globali, occorra tornare a parlare non solo di diritti ma anche di doveri — verso le generazioni future innanzitutto — rifiutando ogni populismo assistenzialista e ogni sovranismo nazionale. (apertura su nuova finestra)
Con la proposta di legge di riforma elettorale presentata dalla maggioranza si mira a reintrodurre un sistema proporzionale corretto da un premio di governabilità. Il fulcro della riforma è un sistema proporzionale che assegna un premio di maggioranza in seggi (70 alla Camera, 35 al Senato) alla lista o coalizione che superi la soglia del 40% dei voti validi. La proposta prevede un meccanismo di ballottaggio nazionale qualora nessuna compagine raggiunga tale soglia, ma solo se le due più votate ottengono ciascuna almeno il 35% dei voti. Questa configurazione è potenzialmente inefficace nel garantire la governabilità, poiché il ballottaggio non si terrà in molti scenari probabili, lasciando la distribuzione dei seggi puramente proporzionale. Non solo, ma la proposta presenta numerosi profili di criticità di legittimità costituzionale. La criticità di maggior rilievo riguarda l'applicazione di un premio di maggioranza e di un eventuale turno di ballottaggio calcolati su base nazionale per l'elezione del Senato. Tale meccanismo appare in potenziale contrasto con l'articolo 57 Cost., che stabilisce in modo inequivocabile che "Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale". Ossia, la competizione e la ripartizione dei seggi senatoriali debbano riflettere la volontà espressa in ogni singola regione. Un premio basato su un risultato aggregato nazionale potrebbe alterare la rappresentatività regionale dell'Assemblea, sollevando dubbi di costituzionalità. La proposta abolisce i collegi uninominali e reintroduce le liste bloccate senza possibilità per l'elettore di esprimere un voto di preferenza. Sebbene la proposta preveda liste "corte" (da due a sei candidati), il documento solleva dubbi sulla compatibilità di tale sistema con l'art. 48 Cost. La totale eliminazione della facoltà di scelta del candidato potrebbe essere vista come una compressione eccessiva del diritto di voto, demandando interamente ai partiti la selezione dei rappresentanti- L'introduzione di una soglia del 40% per l'accesso al premio risponde alle indicazioni della Corte Costituzionale. Tuttavia, la natura fissa del premio (un numero predeterminato di seggi) potrebbe generare una significativa distorsione tra i voti ottenuti e i seggi assegnati, specialmente in caso di vittoria al ballottaggio con una bassa percentuale al primo turno. Ciò potrebbe alterare il principio di rappresentatività, in contrato con il principio di ragionevolezza e proporzionalità. L'obbligo per le coalizioni di indicare il candidato premier, pur con una clausola di salvaguardia delle prerogative del Presidente della Repubblica, potrebbe creare una forte pressione politica sul Capo dello Stato, limitandone la discrezionalità nella nomina prevista dall'art. 92 Cost. In conclusione, la proposta di legge presenta significative criticità costituzionali. Non può che auspicarsi che venga modificata in sede di approvazione parlamentare. (apertura su nuova finestra)
“Due anni fa nasceva Base Popolare. Ci siamo ritrovati insieme perché avvertivamo un profondo disagio, una grande insoddisfazione, per un bipolarismo ingessato, incapace di produrre riforme e crescita, ma solo polemiche e divisioni. Purtroppo i dati statistici ci dicono che in Italia da oltre vent'anni la produttività è ferma, la crescita è scarsa, i salari reali diminuiscono. I giovani più meritevoli se ne vanno, il lavoro si impoverisce. Le disuguaglianze e le marginalità si accrescono, le insicurezze sui servizi essenziali si diffondono. Nel mondo la pace è costantemente minacciata dalla guerra e purtroppo anche l'Europa, “mancata”, non riesce ad essere un punto di equilibrio. Il trionfo della verticalità politica, ispirato dalla forza e dall'aggressività, non aiuta a crescere, generando fanatismo, vuote illusioni che impoveriscono il nostro futuro. Noi ci siamo ritrovati perché non vogliamo rassegnarci a questa decadenza. Sappiamo di dover andare controcorrente e affrontare mille difficoltà, consapevoli di dover scontrarci non con un altro partito o con una coalizione politica, ma con la cultura della polarizzazione, della verticalità, del narcisismo individualista. Allora il primo compito è sicuramente rileggere la bussola dei comportamenti, focalizzando i punti cardinali a partire dalla stella polare. Il nostro nord non può essere l'individuo come centro materiale di interessi, ma deve tornare a essere la persona nell'integrità del suo valore. Al potere delle lobby rispondere con la responsabilità del bene comune, all'autocrazia con la fermezza della democrazia, al sovranismo nazionale con l'Europa, #alla richiesta di sudditanza con il coraggio della libertà, all'antagonismo con la solidarietà, alla forza e all'arroganza con i valori millenari dell'Occidente, alle degenerazioni della polarizzazione con la pazienza della mediazione e il senso dello Stato. E se l'Italia è stanca di parole e promesse, noi dobbiamo aggiungere a questa carta dei valori la testimonianza e la responsabilità dei nostri comportamenti. Fare nostra l'affermazione di Giovanni Falcone “la vera innovazione nella politica sta nell'abbreviare le distanze tra il dire e il fare”. Possiamo farlo serenamente. Perché non abbiamo ansie #da prestazione elettorale, non abbiamo leader da dover eleggere necessariamente con spregiudicato tatticismo politico. Anzi, nella nostra particolare visione i vecchi politici sono gli archi che, magari dopo aver fatto voto di castità elettorale, lanciano le giovani frecce per costruire un nuovo protagonismo. Lo abbiamo ripetuto incessantemente: Base Popolare è una piramide rovesciata, dove la base è più importante del vertice. Dove si pratica il confronto e il dialogo a partire dai territori in cui si vive, con pazienza ed umiltà, senza fretta, con il desiderio di radicarsi dappertutto e rasoterra, ma con lo sguardo rivolto in alto, all'Europa, all'affermazione della sua sovranità. E se proprio ci dobbiamo collocare allora metteteci pure in una posizione di centro, un centro però per niente comodo e facile, perché non sta lì. Non siamo a ricercare compromessi estemporanei, a proprio vantaggio, ma ci si impegna in un processo faticoso, ricco di incognite, perché è decisamente controcorrente. Tutto questo è Base Popolare, una piattaforma dialogante e inclusiva, dove si possono incontrare serenamente liberali, cattolici democratici, riformisti e popolari, riconoscendo il primato della realtà sulle idee, senza rigidità identitarie, senza stereotipi confessionali, senza infrastrutture ideologiche. Ringrazio gli esponenti di quei partiti e movimenti che si ispirano a simili principi e che oggi sono qui con noi. La frammentazione che oggi viviamo così dolorosamente ha necessità di ricomporsi, di ritrovare un'armonia operosa. È una responsabilità che ci viene imposta dalla negatività del presente, anche al costo di superare noi stessi. Procediamo tutti insieme per restituire all'Italia e all'Europa crescita, sicurezza e soprattutto vita e vitalità” Sintesi dell’intervento introduttivo di Gian Mario Spacca al Congresso Nazionale di Base Popolare. (apertura su nuova finestra)
Congresso Nazionale sabato 11 aprile 2026 a Roma

Iniziative

Una Piattaforma non un recinto.
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𝐁𝐚𝐬𝐞 𝐏𝐨𝐩𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞 vuol essere una 𝐩𝐢𝐚𝐭𝐭𝐚𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 dialogante dove possano incontrarsi liberali e cattolici democratici, riformisti e popolari...

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Abbiamo due ragioni: una è il disagio; l’altra l’esplosione delle condizioni dell’individuo.

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«Quando si manifesta c’è un’emozione, ma poi? C’è un progetto? C’è un interesse, una voglia, un gruppo sociale, qualcuno che vuole qualcosa? No. C’è soltanto una rap

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Sovranismo nazionale ed europeismo tornano al centro del dibattito europeo, soprattutto guardando a ciò che sta accadendo in Germania e al rapporto tra Stati Uniti e

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