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Se tu credi nella 𝐬𝐨𝐯𝐫𝐚𝐧𝐢𝐭à 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐄𝐮𝐫𝐨𝐩𝐚 per affermare la sua indipendenza in tema di sicurezza, scienza, tecnologia ed energia;
Se tu credi che la 𝐬𝐨𝐯𝐫𝐚𝐧𝐢𝐭à 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐄𝐮𝐫𝐨𝐩𝐚 sia la priorità dell’impegno politico per la crescita dell’Italia dopo decenni di stagnazione economica,
𝐁𝐚𝐬𝐞 𝐏𝐨𝐩𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞 è la tua casa.
Partecipa al nostro 𝐂𝐨𝐧𝐠𝐫𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐍𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞.
Il prossimo 11 aprile a Roma nella Sala Umberto, in via Mercede 50, si svolgerà il #Congressonazionale di #BasePopolare.
Partecipa anche tu.
Invia una email con le tue generalità a: Info@basepopolare.it (apertura su nuova finestra)

"𝐁𝐚𝐬𝐞 𝐏𝐨𝐩𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞 vuol essere una 𝐩𝐢𝐚𝐭𝐭𝐚𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 dialogante dove possano incontrarsi liberali e cattolici democratici, riformisti e popolari, riconoscendo il primato della realtà sulle idee, senza rigidità identitarie, senza stereotipi confessionali, senza sovrastrutture ideologiche.
Esercitando 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐨 𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐝𝐢𝐚𝐥𝐨𝐠𝐨 a partire dai territori e dalle comunità in cui viviamo, con pazienza ed umiltà, senza fretta, senza ansie da prestazione elettorale, ma soltanto con il desiderio di radicarci in profondità per essere dappertutto e rasoterra, ma con lo sguardo rivolto 𝐚𝐥𝐥’𝐄𝐮𝐫𝐨𝐩𝐚 𝐞𝐝 𝐚𝐥𝐥’𝐚𝐟𝐟𝐞𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐮𝐚 𝐬𝐨𝐯𝐫𝐚𝐧𝐢𝐭à!”
(𝐺𝑖𝑎𝑛 𝑀𝑎𝑟𝑖𝑜 𝑆𝑝𝑎𝑐𝑐𝑎)
Il prossimo 11 aprile a Roma nella Sala Umberto, in via Mercede 50, si svolgerà il #Congressonazionale di #BasePopolare.
Partecipa anche tu.
Invia una email con le tue generalità a: Info@basepopolare.it (apertura su nuova finestra)

“𝐍𝐨𝐧 𝐝𝐨𝐛𝐛𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐟𝐚𝐫𝐞 𝐮𝐧 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡é 𝐢𝐧𝐬𝐨𝐝𝐝𝐢𝐬𝐟𝐚𝐭𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐢 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐭𝐢.
Non perché sia venuto meno lo spunto della riflessione dei cattolici democratici in Italia.
𝐍𝐨𝐢 𝐝𝐨𝐛𝐛𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐢𝐦𝐩𝐞𝐠𝐧𝐚𝐫𝐜𝐢 perché è venuta la guerra, perché la storia ci chiama ad una responsabilità fuori dal comune. È venuta la guerra e l’Europa è in pericolo.
È in pericolo quel progetto politico che chiamiamo 𝐄𝐮𝐫𝐨𝐩𝐚 𝐔𝐧𝐢𝐭𝐚….allora la domanda che ci dobbiamo porre è se siamo capaci di pesare le sfide della Storia, se siamo in grado di rispondere a quel livello di sfida, se sappiamo leggere questa realtà, se siamo pronti ad essere un veicolo di idee, di soluzioni ad esigenze che vengono poste in modo drammatico.
Questa è la nostra responsabilità.
𝐐𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 è 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐢𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐢 𝐯𝐞𝐝𝐞 𝐢𝐧𝐬𝐢𝐞𝐦𝐞!”
( 𝑀𝑎𝑟𝑖𝑜 𝑊𝑎𝑙𝑡𝑒𝑟 𝑀𝑎𝑢𝑟𝑜 )
Il prossimo 11 aprile a Roma nella Sala Umberto, in via Mercede 50, si svolgerà il #Congressonazionale di #BasePopolare.
Partecipa anche tu.
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"Siamo alla ricerca di una dimensione politica che solo la ricerca e il dialogo ci consentiranno. Abbiamo due ragioni: una è il disagio; l’altra l’esplosione delle condizioni dell’individuo.
Noi siamo l’espressione emblematica di quello che attraversa la nostra società. Se volete il riferimento più classico e banale è 𝐥’𝐚𝐬𝐭𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢𝐬𝐦𝐨. E siamo però una sorta di avanguardia, perché rispetto al reflusso nell’apatia e in una condizione di malessere taciuto, reagiamo e ci avviamo verso una ricerca.
Inoltre c’è una situazione storica dov’è la condizione dell’individuo è esplosa ad un livello imprevedibile e inedito. Ognuno si ritiene il centro regolatore di tutte le condizioni di vita e di tutti i rapporti con gli altri… noi dobbiamo andare alla ricerca più avanzata delle condizioni di libertà, sradicando l’idea della libertà da una forma di rappresentazione egoistica.
Allora il punto non è unire gli uguali, mettere insieme i prossimi, ma 𝐭𝐫𝐨𝐯𝐚𝐫𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐮𝐥𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐭𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐧𝐬𝐢𝐞𝐦𝐞 𝐢 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢."
( 𝐺𝑖𝑢𝑠𝑒𝑝𝑝𝑒 𝐷𝑒 𝑀𝑖𝑡𝑎 )
Il prossimo 11 aprile a Roma nella Sala Umberto, in via Mercede 50, si svolgerà il #Congressonazionale di #BasePopolare.
Partecipa anche tu.
Invia una email con le tue generalità a: Info@basepopolare.it (apertura su nuova finestra)

𝐂𝐫𝐞𝐬𝐜𝐞 𝐮𝐧’𝐢𝐧𝐬𝐨𝐝𝐝𝐢𝐬𝐟𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢𝐟𝐟𝐮𝐬𝐚: politica, programmatica, democratica.
Un bipolarismo che spinge verso gli estremi, schieramenti che non rappresentano davvero, partiti chiusi che faticano ad ascoltare.
Per questo serve un 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐫𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞.
Alla logica delle leadership proprietarie contrapporremo una leadership comunitaria, capace di ricostruire il legame tra persona e comunità.
Un partito diverso:
𝐟𝐞𝐝𝐞𝐫𝐚𝐥𝐞, 𝐚𝐩𝐞𝐫𝐭𝐨, 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞𝐜𝐢𝐩𝐚𝐭𝐨.
Un partito che nasce dal basso.
Una piramide rovesciata, dove la base conta più del vertice.
( 𝐺𝑎𝑒𝑡𝑎𝑛𝑜 𝑄𝑢𝑎𝑔𝑙𝑖𝑎𝑟𝑒𝑙𝑙𝑜 )
Il prossimo 11 aprile a Roma nella Sala Umberto, in via Mercede 50, si svolgerà il #Congressonazionale di #BasePopolare.
Partecipa anche tu.
Invia una email con le tue generalità a: Info@basepopolare.it (apertura su nuova finestra)

𝐍𝐨𝐧 𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐪𝐮𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐩𝐫𝐨𝐜𝐥𝐚𝐦𝐚𝐫𝐞 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐢.
Siamo qui per renderli credibili.
In un tempo in cui la politica rischia di ridursi a una contesa di potere, torna centrale una parola spesso dimenticata: 𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚.
Senza cultura politica, le idee diventano slogan e le istituzioni strumenti di interesse.
Per questo scegliamo una strada diversa:
rigenerare le culture politiche, con umiltà, responsabilità e visione.
Senza scorciatoie.
Senza ansia da risultato.
Ma con 𝐥’𝐨𝐛𝐢𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐨 di costruire, nel tempo, qualcosa che abbia davvero valore.
( 𝐿𝑜𝑟𝑒𝑛𝑧𝑜 𝐷𝑒𝑙𝑙𝑎𝑖 )
Il prossimo 11 aprile a Roma nella Sala Umberto, in via Mercede 50, si svolgerà il Congresso Nazionale di #BasePopolare.
Partecipa anche tu.
Invia una email con le tue generalità a: Info@basepopolare.it
#Basepopolare #Congressonazionale (apertura su nuova finestra)

𝐋’𝐄𝐮𝐫𝐨𝐩𝐚 può crescere, se ha il coraggio di superare le proprie barriere.
𝐃𝐚 𝟓𝟎 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐢𝐥 𝐏𝐚𝐫𝐭𝐢𝐭𝐨 𝐏𝐨𝐩𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐄𝐮𝐫𝐨𝐩𝐞𝐨 mette al centro i cittadini, contribuendo a costruire un’Europa di libertà, democrazia e prosperità. Oggi, in un contesto globale sempre più instabile, questa responsabilità è ancora più forte.
Per essere davvero un attore credibile nello scenario internazionale, 𝐥’𝐔𝐧𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐄𝐮𝐫𝐨𝐩𝐞𝐚 𝐝𝐞𝐯𝐞 𝐫𝐚𝐟𝐟𝐨𝐫𝐳𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐚 𝐜𝐚𝐩𝐚𝐜𝐢𝐭à 𝐝𝐢 𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞: parlare con una sola voce, superare i blocchi decisionali e costruire un percorso concreto verso una maggiore indipendenza.
Sicurezza, sviluppo e democrazia non possono essere rallentati da divisioni interne.
𝐋’𝐄𝐮𝐫𝐨𝐩𝐚 𝐩𝐮ò 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐞𝐫𝐞.
Ma solo se eliminiamo le nostre stesse barriere.
📍Congresso Nazionale
Sabato 11 aprile
Ore 9:00
Sala Umberto – Via della Mercede 50, Roma
Info@basepopolare.it
#Basepopolare #Congressonazionale (apertura su nuova finestra)

C’è un momento in cui le 𝐢𝐝𝐞𝐞 smettono di essere solo parole e 𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚.
È da qui che nasce 𝐁𝐚𝐬𝐞 𝐏𝐨𝐩𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞: non come sigla, ma come visione.
Una comunità che sceglie di rimettere al centro 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭à, 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞𝐜𝐢𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐟𝐮𝐭𝐮𝐫𝐨.
Oggi prende forma la sua sigla: 𝐂𝐮𝐨𝐫𝐞 𝐏𝐨𝐩𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞, made by 𝐁𝐚𝐬𝐞 𝐏𝐨𝐩𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞.
Un nome che racchiude un’identità, un senso di appartenenza, una direzione chiara.
Non un simbolo vuoto, ma 𝐢𝐥 𝐬𝐞𝐠𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐢𝐦𝐩𝐞𝐠𝐧𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐫𝐞𝐭𝐨.
Per costruire, insieme, una proposta politica più seria, libera e responsabile.
Questo è 𝐥’𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐨.
📍Congresso Nazionale
Sabato 11 aprile
Ore 9:00
Sala Umberto – Via della Mercede 50, Roma
#Basepopolare #Congressonazionale (apertura su nuova finestra)

"𝐈𝐧𝐧𝐨𝐯𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐦𝐨𝐜𝐫𝐚𝐳𝐢𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚 𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐥𝐚 𝐩𝐢ù 𝐯𝐞𝐥𝐨𝐜𝐞. 𝐒𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚 𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐥𝐚 𝐩𝐢ù 𝐯𝐞𝐫𝐚.
Sento spesso dire che la democrazia è troppo lenta per il mondo di oggi. Che i parlamenti discutono mentre il mondo brucia. Che servono decisioni rapide, leadership forti, meno ostacoli procedurali.
Ogni volta che sento questo ragionamento, 𝐦𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐨𝐜𝐜𝐮𝐩𝐨. Non perché sia sbagliato nei fatti — a volte i parlamenti sono inefficienti, i dibattiti infiniti, le riforme bloccate — ma perché la soluzione proposta confonde la velocità con la legittimità.
Una democrazia che decide in fretta ignorando le minoranze non è una democrazia efficiente. È semplicemente 𝐮𝐧'𝐚𝐥𝐭𝐫𝐚 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐚𝐮𝐭𝐨𝐫𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐬𝐦𝐨 con migliore comunicazione.
𝐋'𝐢𝐧𝐧𝐨𝐯𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐦𝐨𝐜𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐚 deve procedere nella direzione opposta: più partecipazione, non meno. 𝐓𝐚𝐢𝐰𝐚𝐧 ha usato algoritmi per trovare consenso su questioni divisive: sono 𝐞𝐬𝐩𝐞𝐫𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐛𝐢𝐳𝐳𝐚𝐫𝐫𝐢.
𝐋𝐚 𝐭𝐞𝐜𝐧𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐚 può aiutare: 𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐜𝐜𝐞𝐬𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢 𝐥𝐞 𝐢𝐧𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢, 𝐟𝐚𝐜𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞𝐜𝐢𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐚𝐛𝐛𝐚𝐭𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐥𝐞 𝐛𝐚𝐫𝐫𝐢𝐞𝐫𝐞 𝐛𝐮𝐫𝐨𝐜𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞. Insomma essere usata per avvicinare i cittadini alle decisioni, non per sostituirli.
Il vero deficit democratico non è di velocità. È di 𝐟𝐢𝐝𝐮𝐜𝐢𝐚.
𝐋𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 non si sentono rappresentate, non credono che il loro voto cambi qualcosa, non capiscono come vengono prese le decisioni che le riguardano.
Nessun 𝐚𝐥𝐠𝐨𝐫𝐢𝐭𝐦𝐨 risolve questo problema.
Lo risolve solo la politica — quella vera, difficile, lenta.
Quella che ascolta prima di decidere."
( 𝐹𝑎𝑏𝑟𝑖𝑧𝑖𝑜 𝐶𝑖𝑝𝑜𝑙𝑙𝑖𝑛𝑖 )
📍Congresso Nazionale
Sabato 11 aprile
Ore 9:00
Sala Umberto – Via della Mercede 50, Roma
#Basepopolare #Congressonazionale (apertura su nuova finestra)

𝐋𝐚 𝐜𝐫𝐢𝐬𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐚𝐧𝐢𝐭à 𝐧𝐨𝐧 è 𝐩𝐢ù 𝐮𝐧’𝐞𝐦𝐞𝐫𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚: è 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥𝐞.
Decenni di sottofinanziamento, carenza di personale e una domanda di salute sempre più complessa stanno mettendo sotto pressione il sistema sanitario e i suoi professionisti.
Allo stesso tempo 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐢 𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐢 della società: crescono le fragilità, aumentano le cronicità e si amplia la platea delle persone non autosufficienti.
Per questo non bastano più le denunce.
Serve 𝐮𝐧𝐚 𝐯𝐢𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐚, capace di rafforzare la sanità territoriale e costruire una collaborazione vera tra pubblico, privato e Terzo Settore.
Solo attraverso una 𝐜𝐨𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞 e una sussidiarietà organizzata possiamo costruire un modello di cura più giusto, capace di restituire dignità alle persone e valore alle comunità.
(𝑉𝑖𝑛𝑐𝑒𝑛𝑧𝑜 𝑁𝑖𝑐𝑜𝑡𝑒𝑟𝑎, 𝑚𝑒𝑑𝑖𝑐𝑜 𝑔𝑒𝑟𝑖𝑎𝑡𝑟𝑎)
#Basepopolare #Congressonazionale (apertura su nuova finestra)

𝐍𝐨𝐧 𝐬𝐞𝐠𝐮𝐢𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐯𝐞𝐧𝐭𝐨. 𝐈𝐧𝐝𝐢𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐫𝐨𝐭𝐭𝐚.
In un tempo in cui la politica rischia di inseguire solo il consenso immediato, torna centrale una parola troppo spesso dimenticata: 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭à.
Essere Popolari non significa cambiare posizione a seconda del momento o delle convenienze. Significa avere 𝐯𝐢𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐜𝐨𝐞𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚 e la capacità di guardare lontano, mettendo al centro il 𝐛𝐞𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞. 🤝
È da questo spirito che vogliamo ripartire: costruendo una proposta politica seria, capace di offrire al Paese e alle comunità locali una prospettiva più 𝐠𝐢𝐮𝐬𝐭𝐚, 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐚 𝐞 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞.
Le parole di 𝐑𝐚𝐢𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐎𝐫𝐬𝐞𝐭𝐭𝐢 ci ricordano una cosa semplice ma fondamentale:
quando i Popolari smettono di inseguire il vento e tornano a indicare la rotta, 𝐥𝐚 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐫𝐢𝐭𝐫𝐨𝐯𝐚 𝐥𝐚 𝐬𝐮𝐚 𝐝𝐢𝐠𝐧𝐢𝐭à.
📍Congresso Nazionale
Sabato 11 aprile
Ore 9:00
Sala Umberto – Via della Mercede 50, Roma
#basepopolare #congressonazionale (apertura su nuova finestra)

𝐄𝐮𝐫𝐨𝐩𝐚, 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐞 𝐟𝐮𝐭𝐮𝐫𝐨.
Nel secondo dopoguerra, davanti alle macerie dei totalitarismi e della guerra, donne e uomini di culture e fedi diverse seppero immaginare un futuro nuovo. Da quello spirito nacquero la Costituzione italiana e il primo passo verso 𝐥’𝐄𝐮𝐫𝐨𝐩𝐚 𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚.
Oggi quel patrimonio culturale e spirituale sembra essersi indebolito. Un’Europa spesso ripiegata su sé stessa, dove cresce la distanza tra istituzioni e cittadini.
Per questo serve tornare a uno 𝐬𝐩𝐢𝐫𝐢𝐭𝐨 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐭𝐢𝐯𝐨, capace di costruire ciò che ancora non c’è: nuove idee, nuove forme di partecipazione, nuovi progetti di cambiamento.
Soprattutto coinvolgendo 𝐥𝐞 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐞 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢, chiamate a essere protagoniste di un nuovo modo di vedere, immaginare e vivere la politica.
Le parole di 𝐌𝐨𝐧𝐬. 𝐕𝐢𝐧𝐜𝐞𝐧𝐳𝐨 𝐏𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚 ci invitano a riflettere proprio su questo
con un intervista su “Il Domani d’Italia”.
#BasePopolare #CongressoNazionale (apertura su nuova finestra)

L’Europa deve essere un presidio di 𝐝𝐞𝐦𝐨𝐜𝐫𝐚𝐳𝐢𝐚, capace di contrastare ogni deriva autocratica e di arginare il nazionalismo isolazionista.
Un’Europa che garantisca 𝐩𝐚𝐜𝐞, 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐢, 𝐚𝐮𝐭𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐚 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐞 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐭𝐞𝐜𝐧𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚, costruendo le condizioni per lo sviluppo dell’Italia e il benessere delle comunità.
Per questo è fondamentale rafforzare il ruolo delle 𝐚𝐮𝐭𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐞 𝐥𝐨𝐜𝐚𝐥𝐢 e degli amministratori, per superare la vuota rappresentazione e restituire alla politica una vera rappresentanza dei territori.
È questa la visione di 𝐁𝐚𝐬𝐞 𝐏𝐨𝐩𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞:
una 𝐩𝐢𝐫𝐚𝐦𝐢𝐝𝐞 𝐫𝐨𝐯𝐞𝐬𝐜𝐢𝐚𝐭𝐚, dove la base è più importante del vertice.
Verso il Congresso Nazionale di Base Popolare.
(𝐺𝑖𝑎𝑛 𝑀𝑎𝑟𝑖𝑜 𝑆𝑝𝑎𝑐𝑐𝑎)
#BasePopolare #CongressoNazionale (apertura su nuova finestra)

Roma diventa il punto di incontro di 𝐁𝐚𝐬𝐞 𝐏𝐨𝐩𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞.
Il 𝐂𝐨𝐧𝐠𝐫𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐍𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 si terrà Sabato 11 aprile 2026, dalle ore 9:00, al Teatro Sala Umberto (via Mercede 50).
Un momento di confronto, idee e visione per costruire insieme il futuro.
Segna la data in agenda. ✍️
Ti aspettiamo a Roma.
Non mancare. (apertura su nuova finestra)

#Nonmancare!!!!
Il #Congresso di #BasePopoplare
si svolgerà sabato #11 aprile 2026
a Roma, a partire dalle ore #9.oo,
nel #Teatro #Sala #Umberto, in via Mercede 50.
Impegna la tua agenda. (apertura su nuova finestra)

IN VISTA DEL CONGRESSO DI BASE POPOLARE.
Siamo quotidianamente bombardati un’overdose di informazioni che rischiano di provocare una chiusura difensiva dei nostri cervelli e dei nostri cuori.
Cosa che infatti, piano piano, da tempo, sta accadendo.
Con l’Intelligenza Artificiale, i computer sono in grado di analizzare, gestire e interpretare una quantità inaudita di informazioni. Noi umani no. Abbiamo bisogno di codici culturali, antropologici ed etici per farlo senza andare in tilt. Ma su questi codici, negli ultimi tempi, non abbiamo investito a sufficienza: non ci siamo formati ed attrezzati abbastanza. Non ci dobbiamo stupire, dunque, se oggi sono sotto stress tre “valori” essenziali.
Il primo è quello della Democrazia.
Certo, non esiste un solo modello “tecnico” di Democrazia. Esistono però dei valori universali, elaborati con lotte e sacrifici di intere generazioni: principi di libertà personale e collettiva, rispetto dei diritti umani, superamento delle discriminazioni, responsabilità comunitaria. Questi valori sono oggi in fase di smantellamento a livello globale. Autocrati violenti e prepotenti (cito per tutti – ma sono tanti – Putin e i capi del regime teocratico iraniano) affermano la loro leadership con il metodo della forza bruta all’interno ed all’estero ed il loro esempio si sta diffondendo a macchia d’olio.
Ma questo smantellamento – in forme diverse – si fa sentire anche in Occidente. Non sono pochi i pensatori che teorizzano perfino la fine del valore della democrazia così come la abbiamo conosciuta in Occidente negli ultimi decenni. Jason Brennan sostiene, in un suo libro tradotto di recente in Italia dalla Luiss, che il diritto di voto andrebbe riconosciuto soltanto ai cittadini capaci di capire i programmi di chi si candida a guidare i rispettivi Paesi. Insomma, occorrerebbe superare la democrazia per “salvarla”.
Pare di assistere ad un paradosso. In tanti Paesi la Democrazia è impedita dal “Potere”, mentre in Occidente rischiamo che essa sia svuotata dal comportamento o dalla scarsa convinzione dei cittadini.
Questa caduta di “domanda di democrazia” nelle società occidentali ha molte ragioni. Vi è l’effetto complesso della secolarizzazione. La separazione tra “dimensione religiosa” (non parlo di specifiche confessioni) e “dimensione civile” ha portato grandi ed irreversibili conquiste sul piano dei diritti individuali e civili, ma ha generato nel contempo un deficit di “senso” delle cose umane. Ha prodotto una progressiva incomunicabilità tra sfera dell’individuo e sfera della comunità. Può esistere vera Democrazia senza spirito di comunità, laddove il legame non sia solo la sommatoria degli egoismi individuali e della loro intrinseca solitudine?
Vi è poi il fatto che la crisi delle grandi idealità politiche del novecento non ha prodotto aggiornate piattaforme culturali e progettuali capaci di tenere assieme le comunità secondo visioni di “bene comune”.
Da qui, anche, la crisi della politica e della “rappresentanza”, che non sono questioni di sole tecniche elettorali, ma di “comune sentire”.
Scontiamo, infine, il modo con il quale le leadership occidentali (anche di ispirazione democratica e progressista) hanno gestito la stagione della globalizzazione. Essa ha comportato una crescita della capacità di reddito di una parte dei Paesi in via di sviluppo (che peraltro non ha affatto portato alla diminuzione delle disuguaglianze al loro interno e di certo non ha per nulla ridotto la loro dipendenza “neo coloniale” dai Paesi ricchi) ma ha impoverito segmenti non secondari delle classi medie e basse di molti Paesi Occidentali. Il superamento del protezionismo nazionale non è stato gestito in modo adeguato nei suoi risvolti culturali (l’identità) e sociali (le condizioni di vita di tante persone). Sta qui la più forte ragione del consenso popolare alle Destre populiste e nazionaliste che si registra in tutte le “periferie” (sociali e geografiche) in Occidente.
Il secondo valore che mi pare oggi sotto stress in tale contesto é quello dell’Europa.
È scomparso il grande Jacques Delors, che ha cercato – nel suo periodo di presidenza della Commissione Europea – di interpretare l’ispirazione degasperiana assieme a Kohl e a Mitterrand, dopo la caduta del Muro di Berlino. Enrico Letta ha detto bene in una recente intervista. Ricordare Delors significa riproporre con forza la necessità del “pilastro” oggi quasi del tutto mancante dell’Unione Europea: quello politico e sociale, senza il quale anche quello economico e finanziario sarà sempre più gracile. Ma qual’é oggi la temperatura del nostro europeismo? Ritardi e incertezze nel processo di integrazione da un lato e nazionalismi riemergenti dall’altro non lasciano ben sperare, nonostante la pur miracolosa operazione del “debito comune” per il PNNR.
Il terzo “valore” sotto stress è quello di una una Repubblica “policentrica”, non fondata cioè esclusivamente sul ruolo e sul potere dello Stato.
Si pongono qui due questioni di grande importanza: il ruolo della società auto-organizzata e dei corpi intermedi da un lato e quello dei territori e delle Autonomie Locali dall’altro. Attorno ad entrambe si respira un’aria di stanchezza e di demotivazione, al di là delle celebrazioni e delle enfasi retoriche. Certo, si celebra il “Terzo Settore”, ma quanto dello spirito delle riforme adottate qualche anno fa viene riconosciuto e promosso nei fatti? Quanto di quello spirito non finisce invece mortificato nelle spire di procedure burocratiche omologanti e deresponsabilizzanti? Quanto spazio di libertà progettuale e realizzativa si garantisce a tutto ciò che non è né pubblico né privato, ma – appunto – “comunitario”? Quanto spazio ha la concezione “auto generativa” dei nostri valori civili e sociali?
Certo, si parla di Autonomia Differenziata per le Regioni Ordinarie e di ruolo centrale dei Comuni. Ma quanto tutto questo coinvolge sul serio le rispettive Comunità? Una “Repubblica delle Autonomie” non è affare solo da giuristi o da comitati tecnici ministeriali. È principalmente affare politico e sociale di un Paese che voglia veramente superare le angustie di un centralismo statale (e talvolta regionale) duro a morire e valorizzare il pluralismo delle esperienze “dal basso”. E come si concilia tutto ciò con un assetto della Politica sempre più basato sul primato di partiti romanocentici, quando non addirittura “personali”?
Crisi della Democrazia, dell’Europa e delle Autonomie sociali e territoriali sono, in realtà, facce della stessa medaglia.
Ecco, se potessi esprimere un augurio auspicherei una qualche consapevolezza in più da parte di tutti noi attorno a questi tre “valori” oggi sottoposti ad una usura dalle conseguenze imprevedibili.
Il terzo valore (le Autonomie in senso lato ed “organico”) incorpora in realtà anche i primi due (la Democrazia e l’Europa). Una “Repubblica delle Autonomie” non può decollare se non recuperando il valore di una Democrazia Comunitaria e Solidale e testimoniando una forte vocazione europeista. È vero, il vento tira robustamente a Destra e verso soluzioni di ulteriore verticalizzazione del potere: come dimostra la strampalata proposta di elezione diretta del premier. Il vento – si sa – non vede gli scogli. E chi lo segue senza porsi il problema della rotta porta la nave alla rovina.
Il vero problema – di fronte ai cambiamenti epocali del nostro tempo – riguarda però innanzitutto la “domanda” politica. Riguarda cioè lo “spirito” delle Comunità e la loro capacità di ritrovare il sentiero che pare oggi avvolto nelle nebbie. Nonostante le grandi risorse comunitarie delle quali disponiamo, ma che sempre meno riescono a imprimere una cifra solidale ed innovativa alla vita sociale e pubblica. È sempre meno riescono ad essere anticorpi rispetto allo scambio tra “libertà” e “sicurezza” (presunta, peraltro). In fin dei conti, è questa la nuova, inedita sfida di una Politica che non solo “comandi” ed “amministri” ma concorra in primo luogo, senza alcuna presunzione ma anche con autorevolezza, a “ricostruire” una nuova, esigente idea di Comunità. Mi pare questo il nuovo orizzonte del Popolarismo.
I Popolari – quelli veri; con la schiena dritta; che non cedono al vento che tira; che sanno progettare nel lungo periodo; che non hanno l’assillo del prossimo voto e dei relativi più comodi e migliori accasamenti – devono essere coscienti, in questo senso, del proprio dovere. Base Popolare credo abbia in primo luogo questa missione. (Lorenzo Dellai)IN VISTA DEL CONGRESSO DI BASE POPOLARE. (apertura su nuova finestra)

#POPOLARI #PER #VOCAZIONE
Vivere il presente con entusiasmo e determinazione: accogliamo la sfida del #cambiamento per mettere fine all'#incapacità della #SecondaRepubblica di intercettare le pulsioni del #territorio.
Stiamo edificando dalle fondamenta quel movimento popolare che fa leva sulla dialettica politica del #Partito #Popolare #Europeo.
Sulle nostre spalle la responsabilità di riaprire i soggetti politici alla gente, di portare dentro idee più moderne e aperte alla società.
Il #distacco delle istituzioni dal territorio ha creato una voragine che abbiamo il dovere di riempire con organizzazione e contenuti, superando gli estremismi, in un contesto di #bilanciamento fra #trasparenza e #buonsenso, #compartecipazione e #sensibilità sociale.
Le amministrative e le elezioni politiche del 2027 sono dietro la porta.
#BasePopolare lancia la sfida, l'Italia ha bisogno di noi! (#Vincenzo #Niro, Base Popolare Molise) (apertura su nuova finestra)

Sono #Dante #Monda, insegno storia e filosofia nelle scuole superiori, ho contribuito a fondare #BasePopolare per dare il mio contributo al pensiero, al dibattito e all’azione politica. Credo nella necessità della #mediazione come grande forza di crescita e rinnovamento sociale.
#Studiare, #insegnare, #dialogare facendo politica, sono i modi in cui possiamo mettere in comune la vita, conoscerci e migliorarci.
Questo movimento si propone come nuovo, trasversale e aperto, incarnando il pragmatismo di un #pensiero profondo e la profezia del vero realismo. Una #sfida che merita di essere raccolta. (apertura su nuova finestra)

#BASEPOPOLARE raccoglie l’amore dei sambenedettesi per la propria città:
una città che oggi vive una pericolosa flessione economica.
#SAN #BENEDETTO #DEL #TRONTO non merita di arretrare: deve ritornare a crescere.
Proponiamo un sindaco giovane, competente, pieno di entusiasmo, espressione della vita più autentica e dinamica della nostra cittá: #NICOLA #MOZZONI.
"Presentiamo una #piattaforma operativa. Non semplicemente della proposta di un candidato sindaco, ma di una proposta che vogliamo offrire alla #comunità, ai #cittadini.
Perché prima del nome viene il progetto, e prima delle ambizioni personali viene il #bene della città.
È una proposta che presentiamo insieme ad #Ora, per sottolinearne il carattere civico, ma che rivolgiamo a tutte le forze che fanno parte del PPE e vogliono costruire per la nostra crescita.
L’#unità non è uno slogan: è la condizione per dare a questa città un governo forte e credibile.
Per raggiungere questo obiettivo siamo pronti anche a fare un passo indietro, se dovesse emergere un nome condivisibile da tutti, animato dalla stessa passione e dallo stesso #spiritodiservizio, senza alcun obbligo ma con sincera volontà di collaborazione.
È una proposta di unione, di condivisione, di #passione e di #partecipazione. Anche la partecipazione al voto dovrà essere un punto centrale del nostro impegno, perché una città cresce solo quando i cittadini tornano a sentirla propria".
#LeoBollettini, coordinatore di #BasePopolare
per la provincia di Ascoli Piceno. (apertura su nuova finestra)

OCCORRE UN APPROCCIO LAICO ALLE POLITICHE DI GENERE
Verso la Giornata Internazionale della Donna, Base Popolare propone una riflessione chiara: le politiche di genere non devono essere pensate come strumenti di tutela per una categoria fragile, ma come politiche di sviluppo dell’intera società.
In Italia negli ultimi anni sono stati compiuti passi avanti importanti nel contrasto alla violenza di genere, soprattutto sul piano normativo. Ma il vero ritardo del nostro Paese resta il lavoro femminile.
Il tasso di occupazione delle donne è ancora tra i più bassi d’Europa, nonostante livelli di istruzione e formazione molto elevati. Eppure il lavoro rappresenta la prima forma di libertà: è ciò che garantisce autonomia economica e possibilità di scelta.
Per questo serve un approccio laico alle politiche di genere: non misure assistenziali, ma politiche strutturali capaci di rimuovere gli ostacoli che ancora oggi limitano la piena partecipazione delle donne alla vita economica e sociale.
Conciliazione tra lavoro e cura, congedi parentali realmente condivisi, servizi per l’infanzia più diffusi e valorizzazione del lavoro femminile non sono politiche settoriali: sono scelte strategiche per la crescita del Paese.
Per Base Popolare, le politiche per le donne non sono una concessione.
Sono una condizione necessaria per lo sviluppo dell’Italia.* ( Paola Giorgi) (apertura su nuova finestra)

La piazza digitale ha ormai sostituito le tradizionali forme di partecipazione, determinando un basso coinvolgimento dei cittadini sui temi di interesse della nostra comunità.
Base Popolare, in vista dell’ormai prossimo Congresso nazionale a Roma, ha avviato un sondaggio tra i propri iscritti da cui è emerso un ordine di priorità che viene qui proposto:
1. salute e accesso ai servizi sanitari;
2. difesa della democrazia;
3. sicurezza e pace;
4. indipendenza dell’Europa;
5. lavoro e precarietà;
6. trasparenza delle istituzioni;
7. lotta alla disuguaglianza e giustizia fiscale;
8. tutela dell’ambiente;
9. rispetto e tutela degli anziani;
10. sicurezza del territorio.
Sei d’accordo con queste priorità?
Quale aggiungeresti o rafforzeresti? (apertura su nuova finestra)

RISCOPRIRE IL PENSIERO POLITICO COME STRUMENTO DI SPERANZA.
"Occorre arrendersi alla logica del “politico furbo” o può esistere ancora una politica che punti su proposte costruttive, credibili e coraggiose, capaci di conquistare fiducia nel tempo?
C’è ancora spazio per una politica che parta dal pensiero, dall’ascolto e dal confronto, per poi misurarsi su soluzioni che siano sintesi di processi comuni?
Io credo di sì - sostiene Vincenzo Arnone
coordinatore di Base Popolare Calabria.
Credo che sia ancora possibile organizzare la speranza anche nei nostri tempi.
E per farlo occorre riscoprire uno strumento che qualche lustro fa si chiamava, semplicemente, Partito".
Un partito a piramide rovesciata dove la Base è più importante del vertice, come Base Popolare. (apertura su nuova finestra)

SIAMO DENTRO UNA BOLLA VUOTA,
DOVE LA RAPPRESENTAZIONE VINCE SULLA RAPPRESENTANZA.
«Quando si manifesta c’è un’emozione, ma poi? C’è un progetto? C’è un interesse, una voglia, un gruppo sociale, qualcuno che vuole qualcosa? No. C’è soltanto una rappresentazione di sé, una rappresentazione delle proprie emozioni, per certi versi più spettacolare che incisiva».......
La dimensione mediana, da ceto medio in Italia, è stata sacrificata non dalla distanza tra destra e sinistra, ma dalla distanza tra l’alto e il basso. Chi sta in alto ha sempre più potere, verticalizza il potere, e gli altri devono obbedire.
In mezzo non c’è nessuno che media, perché non c’è possibilità di mediare.
O ci stai o non ci stai. Vale per i dazi, vale per Putin che dice: se non ci stai, io ho la bomba atomica. Questa mancanza di medietà, di cultura dell’intermedio, è il vero problema.
La distanza tra conservatori e progressisti, tra destra e sinistra, conta poco, non sta lì il problema. La verticalizzazione del potere ha imposto una tale differenza tra l’alto e il basso che, per usare una immagine, non c’è più una piramide,
c’è un io e i sottoposti, e quindi non c’è nessuna progressione, nessuna mediazione, nessun corpo intermedio, nessun meccanismo intermedio, e questa cosa crea e creerà problemi.
Perché chi sta al vertice fa il bullo, è potente, ha la bomba atomica, fa quello che vuole, e quindi alla fine o vince lui e tutti gli altri si arrangiano, oppure dal basso arriveranno moti di rivolta, perché non ce la fai a stare sempre sotto".
Da VITA del 9 dicembre 2025.
Intervista a Giuseppe De Rita. (apertura su nuova finestra)